venerdì 16 settembre 2016

Rapporto OCSE -Education at Glance 2016

In questi giorni di inizio scuola,segnati da orari ridotti per la mancanza di  insegnanti, da piogge che hanno costretto alcune scuole a chiudere e a quelle non agibili per il terremoto o perchè dichiarate non antisismiche, mi ha colpito il rapporto Ocse-Education at Glance 2016, pubblicato il 15 settembre 2016.
 Il rapporto pone l'accento sulle tantissime fragilità del sistema d'istruzione - scolastico e universitario - italiano mettendo puntando il dito sulle politiche che hanno portato la scuola del Belpaese agli ultimi posti europei  La OSCE scrive "In Italia, il livello relativamente basso della spesa pubblica per l'istruzione non è riconducibile al basso livello della spesa pubblica in generale, bensì al fatto che all'istruzione sia attribuita una quota del bilancio pubblico relativamente esigua". Il corpo docente un po' troppo in avanti con l'età. In quattro anni - dal 2010 al 2014 - gli stipendi degli insegnanti sono diminuiti in termini reali del 7 per cento, spiegano i tecnici dell'Osce. 

Inoltre nella "Buona scuola" i presidi, ossia i dirigenti scolastici, devono fare i manager, purtroppo senza averne nè capacità nè preparazione. La dimostrazione è questo inizio di scuola dove gli istituti con presidi manager sono riusciti a minimizzare i "danni", gli altri (ancora con mentalità pre-buonascuola) hanno acuito i problemi prolungando il periodo di orario ridotto in modo da creare ancora più disagi alle famiglie nella speranza di portarli dalla loro parte.
Dalla ricerca dell'OCSE inoltre risulta eccessivamente alto il numero di giovani (20/24enni) Neet (giovani che non studiano e non lavorano): un terzo del totale. Un valore che veste l'talia con una poco invidiabile maglia nera e che nel decennio 2005/2015 è cresciuto più che in qualsiasi paese Ocse. Disaffezione che solo in parte è da attribuire alla crisi economica che ha interessato il Vecchio continente: in Grecia e Spagna la situazione non è così catastrofica.
Quindi abbiamo una pletora di giovani che non studiano e non lavorano, e una scuola fatta da un corpo docente anziano e sotto pagato, ma non basta.
 Per i ragazzi italiani, anche più svantaggiati c'è la possibilitò di impegnarsi nello studio e emergere avendo un futuro migliore di quello dei loro genitori? No, almeno secondo il rapporto OCSE.
 Purtroppo nel nostro Paese avere genitori che non hanno studiato è uno degli svantaggi più gravi per uno studente. La scuola italiana non riesce a fare da «ascensore sociale», cioè a garantire un’opportunità di crescita educativa e dunque poi anche professionale e di vita ai ragazzi. 
Si tratta di un fenomeno che in altri Paesi colpisce soprattutto gli stranieri (o i ragazzi con famiglia di origine straniera), ma in Italia riguarda tutta la popolazione.
Quanto vale una mamma che ha studiato, che ha preso il diploma di scuola superiore? In Italia tantissimo. Nel percorso scolastico di un ragazzo italiano oggi è molto più importante avere una mamma che ha studiato. Contribuisce alla riuscita scolastica del figlio molto più di un papà che si è diplomato. 


mercoledì 14 settembre 2016

E se i nonni non vanno in pensione?

Non voglio entrare nella polemica Fertility Day, ma vi invito a leggere questo interessante articolo su "La Voce

L’Italia è tra i paesi con il minore tasso di occupazione femminile in Europa, 46,8 per cento contro una media UE-28 di circa il 60 per cento (2014, dati Eurostat). Peggio dell’Italia fanno solo Turchia, Macedonia e Grecia.

In Italia  i nonni rappresentano un’importante risorsa per le mamme, come fonte di cura dei figli flessibile, affidabile e a basso costo, visti i pochi asili nido disponibili ( e quelli che ci sono hanno costi elevati) e visti gli orari scolastici  poco conciliabili con l'orario lavorativo medio.
Un recente studio dimostra che le donne le cui madri hanno maturato i requisiti pensionistici hanno una probabilità di essere occupate di ben 7,8 punti percentuali superiore rispetto a quelle con madri che non hanno (ancora) diritto al pensionamento.

 Un simile effetto non si trova invece né per la nonna paterna, né per i nonni (maschi).

Questo vuol dire che sono più i nonni materni che paterni a occuparsi dei nipoti e che l'innalzamento dell'età pensionabile porterà a aumentare il divario tra uomini e donne in ambito lavorativo, visto che per accudire i figli, in Italia, le madri dovranno lasciare il lavoro.

Se vogliamo puntare a un paese che crei un futuro per noi e per i nostri figli e nipoti, adesso più che mai, c'è bisogno che si investa sulle strutture educative, sulla conciliazione casa-lavoro e arrivare finalmente a superare il concetto in base al quale dei figli se ne occupa la mamma.

 Per le strutture è necessario sperare che le istituzioni capiscano l'importanza della diffusione degli asili nido e delle organizzazioni a supporto delle famiglie iniziando ad utilizzare il denaro pubblico in modo più oculato.

Per quanto riguarda il tessuto sociale spetta a noi crescere i nostri figli nel principio dell'uguaglianza tra i sessi e nella collaborazione e condivisione delle incombenze familiari.

mercoledì 3 agosto 2016

Sciopero bianco

Dando uno sguardo sul sito dell'Istat ai dati relativi all'occupazione divisi per settore di attività,  emerge che oggi il mercato del lavoro è principalmente concentrato nel settore dei servizi ( 69%) e "solo" il 29,6% nell'industria.

Partendo da questo dato vorrei utilizzare il mio blog per fare un'analisi della funzione dello sciopero oggi.

Lo so che è Agosto e che ci si aspetta solo argomenti frivoli. D'altra parte so anche che, essendo molti sotto l'ombrellone, questa mia riflessione, che potrebbe causare lunghe e agguerrite discussioni, passerà inosservata, ma tant'è.

Sono laureata in Diritto del Lavoro, con tesi sulle Rappresentanze Sindacali e nella mia vita lavorativa ho avuto modo di "osservare" spesso le relazioni industriali.

Oggi, mi capita di parlare con sindacalisti che mi chiedono l'adesione allo sciopero per il rinnovo del contratto, piuttosto che per altri argomenti.

Considero lo sciopero un legittimo e potentissimo strumento di espressione, ma vi invito a riflettere su quanto riportato nella ricerca citata sopra sulle attività industriali.

In una realtà manifatturiera, com'era l'Italia di qualche decennio fa, lo sciopero rappresentava un modo per bloccare la produzione e creare un forte disagio economico e organizzativo al "padrone".

Oggi, in una realtà di terziario dove la maggior parte degli impiegati fa un lavoro d'ufficio, scioperare non blocca nessuna produzione. 
Al massimo ti trovi 50 € in meno sullo stipendio ( con somma gioia del "padrone") e il doppio lavoro sulla scrivania, 

La mia personale proposta è questa: se vogliamo far sentire la voce degli impiegati facciamo lo sciopero "bianco". 

Per protesta applichiamo pedissequamente tutte le procedure e le regole aziendali esistenti.

L'effetto potrebbe essere dirompente.